lunedì 16 gennaio 2012

Ani DiFranco - ¿Which Side Are You On? (Righteous Babe, 2012)


Adoro Ani DiFranco. 

Sul serio.

Ed è probabilmente tutto quello che posso dire su quest'album, ma andiamo comunque avanti.
Ani è bella (mmmh, 'nsomma, ho incominciato male... vabbè diciamo che a me piace), affascinante, carismatica, capace, ironica, talentuosa. 
Ani ha le palle foderate di piombo, e, considerando che in questo mondo bifolco per dire che una donna è in gamba si dice che ha gli organi genitali maschili, capite bene QUANTO sia in gamba una donna che se ne fotte, che l'etichetta indipendente se l'è fatta nel 1990, quando era ancora lontana l'era della distribuzione online con un clic e ti dovevi fare un culo quadrato per fare distribuire i tuoi album senza una major a pararti le chiappe. Ani fa bella musica. Ed è tutto quello che in tanti sanno dire di quest'album, ma è meglio che io vada avanti.

In questo nuovo album Ani ci dice la sua su politica, sesso, droga (e il rock n'roll?), aborto e età che avanza. Addirittura, per rendere più credibile la cover (testualmente riadattata alle tematiche odierne) di "Which Side Are You On?", inno dei minatori degli anni '30, scomoda il mandolino del 92enne (and countin') Pete Seeger, principe della protest song, secondo solo al re Woody Guthrie nei sogni bagnati di ogni protestatore acustico che si rispetti; e, che sia chiaro, è una gran bella cover.
Ed è anche l'argomento privilegiato in ogni recensione di quest'album, dato che, oltre questa didascalica affermazione letta pedissequamente dall'interno del booklet, che sembra un monito di chi scrive al lettore ("occhio che se non sai chi è Pete Seeger non conti un cazzo"), non è che ci sia molto altro da dire.

Ani è più vecchia e affronta bene la cosa.
Ani è un'attivista per i diritti delle donne nell'ammerica maschilista.
Ad Ani piace scopare.
Ani non ha peli sulla lingua.

Ora, oggettivamente, qua mi puzza molto di primo della classe, amato da compagni e professori, che stavolta è impreparato.
Gradevole sì, ma come un milione di altri album.
Impegnato sì, ma mai realmente pungente: basti confrontarlo al capolavoro di Ry Cooder dell'anno scorso; il paragone è francamente imbarazzante. Sembra il tema di un ragazzino delle medie al quale chiedi "parlami della crisi".

Nsomma, non so come dirvelo, ma mi sono frantumato i coglioni ad ascoltarlo.
Ecco, l'ho detto.

Sempre brava Ani, eh, ci mancherebbe.
Voto: 5.7

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