giovedì 16 febbraio 2012

Retrospettive: The Doors

The Doors


Ladies and Gentlemen... from Los Angeles, California... THE DOOOOOORS!!!
Una band di musicisti eccezionali: Robbie Krieger è un ottimo chitarrista, John Densmore è un eccellente batterista e Ray Manzarek è determinante sull'impatto musicale della band con il suo organo (la tastiera, non la minchia). Ma il motivo per cui ci ricordiamo di codesto gruppo è un altro: un buffone nietzschiano chiamato James Douglas Morrison.
Lui è la faccia che vedete sulle felpe da ordinare col Postal Market, lui è la faccia attaccata dietro la vostra Panda, lui è l'adesivo sulla chitarra che vi ha regalato mammà: un cantante abbondantemente superiore alla media con una presenza scenica che solo Elvis prima di lui e Freddie Mercury dopo di lui hanno avuto, la rock star maledetta per eccellenza (è morto a Parigi in circostanze misteriose a 27 anni... qualche imbecille dice sia fuggito in Africa o ai Caraibi) e anche un decente poeta (certe volte persino ottimo).

The Doors - Elektra 1967
8.6
Strange Days - Elektra 1967
10.0
Waiting For The Sun - Elektra 1968
7.4
The Soft Parade - Elektra 1969
7.5
In Concert - Elektra 1991 [1968 - 1970]
8.3
Morrison Hotel - Elektra 1970
10.0
L.A. Woman - Elektra 1971 9.6
An American Prayer - Elektra 1978
7.7
Box Set - Elektra 1998 
7.9
The Doors - Live In New York (6 Cd Boxset) (Rhino, 2009)
7.6

The Doors - Elektra 1967 

* Jim Morrison – vocals
* Robby Krieger – guitar, backing vocals
* Ray Manzarek – keyboards, backing vocals
* John Densmore – drums

Un ottimo esordio, nonostante il fatto che Jim non sia ancora totalmente a suo agio con il microfono (con unica eccezione forse in Alabama Song di Bertolt Brecht e Kurt Weil, che Jim e compagni fanno propria con estrema naturalezza, rendendo questa la versione definitiva della canzone). 
La maggior parte delle canzoni "famose" dei Doors vengono da qui: le due epiche Light My Fire (non quella porcata di tre minuti che passano in radio, la versione lunga con gli assoli di Ray e Robbie) e The End (la versione Morrisoniana del complesso di Edipo, che vede quasi raddoppiata la sua lunghezza nei live, grazie alle sue improvvisazioni) e Break On Through (non so cosa cazzo scrivere in questa parentesi, ma la apro lo stesso perchè ormai l'ho fatto per le altre due canzoni), ma quello che rimane è quasi tutto allo stesso livello, come la già citata Alabama Song e End Of The Night, una delle cose più dark del gruppo californiano (con tanto di sgraffignamento da William Blake: "some are born to the sweet delight / some are born for the endless night", e da Celine, la cui opera più famosa "Journey To The End Of The Night"... ho già detto che il nome The Doors deriva da "The Marriage Of Heaven And Hell" di Blake medesimo e anche dal libro di Aldous Huxley "The Doors Of Perception"? Penso che avrei dovuto farlo prima...). Degna di nota è anche la splendida e poetica The Crystal Ship, che sollazza il mio intestino tenue come poche altre canzoni sanno fare.

Le uniche cose fastidiose di questo incredibile album sono I Looked At You e Take It As It Comes, più o meno simili l'una all'altra (bubblegum music degli anni '60 a suoi vertici di insulsaggine) e con testi penosi, decisamente i peggiori della loro carriera.
Come si chiude una recensione che non sai come chiudere?
Con una parolaccia!
Vagina.
Ah, ed anche col voto
Voto: 8.6

Strange Days - Elektra 1967
* Jim Morrison – vocals
* Robby Krieger – guitar, backing vocals
* Ray Manzarek – keyboards, marimba, backing vocals
* John Densmore – drums

Stesso stile del debutto (anche se decisamente più "dark" come atmosfere), ma stavolta senza difetti: i testi sono tutti incredibili, le melodie di si attaccano alle scapole e incominciano a fare "oheeeeee!!!" dentro la testa; in più Morrison è al 100% sicuro di se stesso stavolta. 


È impossibile scegliere una canzone che stia al di sopra delle altre, perchè sono tutte eccelse: dalla iniziale Strange Days (che suppongo abbia ispirato il film omonimo di Kathrine Bigelow, regista di Point Break e moglie del più ricco esemplare canino della storia del creato, James Cameron di Titanica e Avatarica memoria), alla inquietante You're Lost Little Girl (mmmmh... giro di basso...), passando per l'apparentemente solare Moonlight Drive (nella quale la slide di Robbie Krieger fa la parte del leone) e per People Are Strange.

Devastante è la conclusiva When The Music's Over, che parte dal giro di basso che Ray aveva utilizzato in Soul Kitchen per una cavalcata di undici minuti nel pazzo mondo di Morrison ("Before I sink into the big sleep / I want to hear the scream of the butterfly"). Ooooooh, e Love Me Two Times? Quel Krieger funziona, eh? Garantito, dopo aver ascoltato questo disco non potrete fare a meno di canticchiare le canzoni (a parte naturalmente Horse Latitudes, che Morrison in fase poetica e, se non vi piace la fase poetica di quest'uomo, la detesterete), manco fosse un disco di Justin Timberlake o chiunque diavolo sia popolare oggigiorno.
Essenziale nella collezione di dischi di ogni appassionato di musica. Dovrebbero fare una legge che impedisce a chi non apprezza e ammira questo disco che un suo spermatozoo raggiunga un ovulo, perchè non merita di riprodursi.
Voto: 10.0

Waiting For The Sun - Elektra 1968
* Jim Morrison – vocals
* Robby Krieger – guitar, backing vocals
* Ray Manzarek – keyboards, marimba, backing vocals
* John Densmore – drums

Quest'album avrebbe dovuto essere incentrato sulla fissazione di zio Giacomo Morrisone con le lucertole (non quelle di pelle). 
Avrebbe. 
Già perchè La Celebrazione Della Lucertola, lunghissimo pezzo in stile The End, in studio proprio non gli veniva bene a 'sti ragazzi qua, quindi dovettero abbandonare l'idea (per la gioia dei discografici della Elektra) ripescando Hello I Love You e Summer's Almost Gone dal demo del 1965 (chiaramente le hanno riregistrate, frollocconi). In realtà, anche se ci fosse stata la Celebrazione, il problema fondamentale è il fatto che non c'è connessione logica tra le canzoni, che sembrano ammonticchiate l'una sull'altra, come in un film di Rocco Siffredi, e per di più l'atmosfera è molto meno dark dei primi due album, come in un film con Selen, con delle eccezioni, come in un film di Ron Jeremy.
Partiamo dalle eccezioni: Not To Touch The Earth è parte della maxi opera Celebration Of The Lizard (sì, lo so, ho detto Celebration eccetera eccetera già quaranta volte), ed è forse la sua parte migliore se non siete degli estimatori della poesia di Morrison; è altresì la canzone che gli ha procurato tanta merda in quello che rimaneva della sua breve vita... Jim conclude la canzone con la frase "I'm the lizard king... I can do anything"... E che cazzo avrà detto mai! Il mondo dei fanatici del rock biz è strano assai... 
L'altra eccezione è Five To One, il brano più pesante dei Doors, con altre frasi rimaste nella leggenda ("No one here gets out alive!"), brano additato come uno dei veri predecessori del metal per forza e brutalità d'impatto (come, molto prima, Rumble di Link Wray); non sono particolarmente d'accordo, ma tant'è.
Il resto è pop (con evidenti influenze di svariato tipo, come flamenco in Spanish Caravan e VALZER - ho detto proprio valzer - in Wintertime Love): Hello I Love You è nuovamente bubblegum pop, ma stavolta allo stato dell'arte, Summer's Almost Gone è triste ed intrigante così come Love Street... My Wild Love è una specie di canto tribale e, se fosse lungo un minuto e mezzo starei a parlare di quanto sia la canzone più bella della storia, ma dato che dura tre minuti e rotti non è affatto il caso.
Sarebbe stato un ottimo disco se Le Porte fossero riuscite a trovare un suono o un tema unitario per tutto l'album, che così sembra una raccolta di b-side con qualche gioiello in mezzo; dati i successivi avvenimenti, suppongo che avessero (soprattutto Jim) altri pensieri di cui preoccuparsi prima della coesione dell'album. Manco a dirlo, unico numero uno dei Doors negli U.S.A.
Voto: 7.4

The Soft Parade - Elektra 1969
* Jim Morrison – vocals
* Ray Manzarek – keyboards
* Robby Krieger – guitar, chorus vocal on Runnin' Blue
* John Densmore – drums
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* Harvey Brooks – bass
* Curtis Amy – sax solos (Touch Me)
* Reinol Andino – conga
* George Bohanan – trombone solo
* Jimmy Buchanan – fiddle
* Doug Lubahn – bass
* Jesse McReynolds – mandolin
* Champ Webb – English horn solo
* Paul Harris – orchestral arrangements

Universalmente disprezzato, questo è l'album uscito durante il peggior periodo per i Doors: Jim era esageratamente fuori di testa persino per essere Jim Morrison e combinava casini pressochè in ogni concerto, rendendosi quasi insopportabile al resto del gruppo; inoltre aveva problemi legali per un accusa di oscenità e masturbazione simulata in un concerto a Miami, e questo spiega come la maggior parte delle canzoni di questo disco sia scritta da Robbie. Oltretutto erano stati per questo (per il pene di Jim a Miami, non per Robbie che scrive le canzoni) esclusi dall'evento più importante del decennio in corso e forse anche di quello a venire, il concerto di Woodstock, al quale parteciparono pressochè tutti gli schizzati d'America, e che avrebbe fruttato tanti bei soldini.

Quello che caratterizza questo disco (e, fondamentalmente, il motivo per cui è odiato a tal modo, soprattutto dopo l'eccessivamente "morbido" precedente) è la presenza di archi e trombe, che non sempre vanno d'accordo con lo stile-Doors: certe volte, nonostante le canzoni siano buone, i fiati in questo caso ne rovinano la buona riuscita, anche se altre volte non sono esattamente i fiati il problema: come in Runnin' Blue, un bluegrass, per l'anima degli antenati di Maometto... Jim deve essere stato completamente fuori di melone per aver cantato una roba del genere... per di più dedicata a Otis Redding! Un BLUEGRASS che sembra uscito dal fottuto Texas dedicato a Otis Redding? Non sarebbe stato meglio un fottuto BLUES, che oltretutto è la cosa che i Doors fanno meglio? Mah.
Tra le cose migliori dell'album c'è senza dubbio la title-track, che consente al re lucertola di esprimersi al suo meglio, tra leoni alla sua sinistra e leopardi alla sua destra, pietre che rotolano, catacombe e altre miriadi di allucinazioni, scritte (e DEscritte) in maniera eccelsa da Jimbo, nonostante non possa essere più in torto di quanto è sul futuro ("Succesful hills are here to stay / Everything must be this way", sempre che stia parlando di se stesso o della band, come io sto supponendo).
In realtà, la pessima fama non è giustificata: abbiamo pezzi del calibro di Wishful Sinful e Touch Me, un pezzo degno del primo album come Wild Child, il raffinato pop-soul-blues di Tell All The People e Shaman's Blues... 
Ci sono anche le pessime Do It e Runnin' Blue, che sono terribili, ma il resto ooooheeeee!!! Ovviamente senza Morrison canzoni come Wishful Sinful sarebbero abbastanza insulse, ma, del resto, Morrison c'è, so what's the point?
Voto: 7.5

In Concert - Elektra 1991 [1968 - 1970]
* Jim Morrison – lead vocals
* Robby Krieger – guitar
* Ray Manzarek – keyboards, vocals
* John Densmore – drums

Quest'album raccoglie tre album dal vivo dei Doors: il famosissimo Absolutely Live (che occupa, a livello di minuti, la porzione più consistente del doppio cd), e i due postumi Alive She Cried e Live At The Hollywood Bowl (rappresentato solo in parte).
Il bello ed il brutto di ogni album live dei Doors è Jim: è un grande attore, un eccezionale performer, ma se la sua poesia non vi piace... eeeeeeeeh. L'esempio lampante è dato da Celebration Of The Lizard, un lungo e splendido poema RECITATO da Morrison (se non lo vedete nella tracklist è perchè è diviso in sette parti, da Lions In the Street a Palace Of Exile) che la maggior parte dei fan dei Doors adorano e la maggior parte degli ascoltatori occasionali detestano, quindici lunghi minuti di allucinazioni, praticamente la trascrizione dei trip da acido di Jim: io l'adoro, ma sono performance come queste che hanno causato l'assurdo revisionismo storico su Morrison. Bullshit, bullshit, bullshit, bullshit.
Ci sono alcune canzoni che mai appariranno negli album di studio, come i tre blues Close To You, Love Hides e Build Me A Woman (chiamata anche "Poontang Blues", il blues della fica) e soprattutto la splendida ballad Universal Mind, una meraviglia che non capisco come non sia riuscita ad entrare in nessun album, ed alcune cover come una Little Red Rooster d'eccezione, Who Do You Love di Bo Diddley e una sporchissima (meno di quella del boxset, ma migliore a livello musicale) Glooooooriaaa, in cui Jim da il meglio di se. (Cazzarola, ho appena scoperto che anche Close To You è una cover di Willie Dixon... per favore cancellate il pezzo di sopra e riscrivetelo, io mi annoio).
Le performance scelte sono veramente ottime, anche se certe volte sembrano prese apposta per il valore shockativo: When The Music's Over è interrotta da idioti che gridano le parole prima che Jim possa cantarle e lui grida: "SHUT UP! Is that the way to behave at a rock n' roll concert?" e persino l'iniziale House Announcer (in cui un annunciatore presenta i Doors, non prima di aver invitato tutti a sedersi ai propri posti per evitare di farsi male) sembra lì messa apposta a dire "guardate che fanatismo del cazzo c'era ai concerti dei Doors", cosa che io lascerei a un bootleg, piuttosto che ad un album live ufficiale.
Questo doppio cd dimostra cosa erano veramente Le Porte dal vivo: una spettacolare blues band con un cantante spedito loro dal cielo, perfettamente in confidenza con il proprio pubblico, con un gran senso dell'umorismo (anche se piuttosto strano: "Dead cats, dead rats sucking all the young men's blood"...è un malato di mente chi può trovare divertente una cosa del genere... cioè, a me piacciono, ma non stiamo a sottilizzare) ed in grado di INTERPRETARE le proprie canzoni e quelle degli altri, non semplicemente salire sul palco e cantarle come stanno scritte sullo spartito...
Voto: 8.3

Morrison Hotel - Elektra 1970
* Jim Morrison – lead vocals
* Robby Krieger – lead guitar, rhythm guitar
* Ray Manzarek – keyboards
* John Densmore – drums
* Lonnie Mack – bass guitar on "Roadhouse Blues" and "Maggie M'Gill"
* G. Puglese (a.k.a. John Sebastian) – harmonica on "Roadhouse Blues"
* Ray Neapolitan – bass guitar on "Peace Frog" and "Ship of Fools"


BLUES!!!!! I Doors fanno ciò che più gli piace (a Jimbo) fare: sporco semplice e puzzolente blues. Dopo due dischi che avevano completamente (beh, quasi... si parla sempre del re lucertola, che cazzo!) distolto l'attenzione del pubblico dalla band losangelina, qualcuno (forse Paul Rotchild, il produttore, forse Jim, forse la band... non sono in grado di sapere chi, dato che le poche interviste a Morrison sembrano trattati di filosofia di quart'ordine) deve aver pensato bene di fare un ritorno alle origini, per ritornare agli originali guadagni.

Il risultato è ottimo: ogni canzone è validissima sia a livello testuale che a livello musicale e Jim, nonostante in certe canzoni sia EVIDENTEMENTE sbronzo (tipo Maggie M'Gill), è ai suoi massimi, e si permette anche un Frank Sinatra in Blue Sunday, e Robbie, John e Ray sembrano ispirati come poche volte in passato.... AYYYEAAAAAAAH!

Niente trombe, nè fottuti violini, nè We Could Shit So Good Together... let's sing the bluuueees! Peace Frog? AYYEEEAHHH!!! E Jim che grida "LAND HO!" come se fosse un marinaio che vede terra? Queste sono le cose che amo dei Doors!!!

Oh cazzo, mi ero dimenticato di dire che il primo figlio di puttana che chiama Roadhouse Blues ("Let it roooooll, babe roll...") con il nome di "passetto dei Doors" parteciperà al mio nuovo concorso "Evita le pallottole della mia 357 Magnum", e spero per lui che riesca a vincere.
 Voto: 10.0

L.A. Woman - Elektra 1971 

* Jim Morrison – vocals, Piano on Orange County Suite
* Robby Krieger – lead guitar
* Ray Manzarek – keyboards
* John Densmore – drums

* Marc Benno – rhythm guitar
* Jerry Scheff – bass


BLUES!!!!! Jimbo e la sua band fanno ciò che p... cazzo l'ho già detta questa cosa. Comunque è BLUUUEEES di nuovo, ma stavolta permeato da quell'atmosfera "Che cazzo ci sto facendo qui" che aveva Strange Days (che, a giudicare dalla voce di Jim, sembra di vent'anni prima... troppo gluglu e troppi cubani, eh Jimbo?). 

L'album è forse anche più vario di Morrison Hotel, con atmosfere sia minacciose (Been Down So Long e L'America) che rilassate (Cars Hiss By My Window e Hyacinth House) e con alcune stranezze come The WASP ("No eternal reward will forgive us for wasting the dawn..." pura poesia) e una cover di Crawling King Snake di John Lee Hooker, uno dei miti di Jim.
Non molto sorprendentemente i due pezzi più conosciuti sono i più lunghi (e decisamente i più belli): L.A. Woman, un gran pezzo blues di marca Morrison-Krieger-Densmore-Manzarek, e Riders On The Storm, una canzone di devastante bellezza, nella quale all'organo pieno di eco di Ray ed alla splendida voce di Jim si affianca un effetto pioggia, quasi come se tutti avessero saputo che Jim non avrebbe avuto molto da campare, ed era il momento di registrare qualcosa di DEFINITIVO. Accanto alla voce "normale" di Jim (per una volta in questo disco calma e tranquilla, e non rauca ed aggressiva come in Been Down So Long) Bruce Botnick ha avuto la geniale idea di registrare una traccia vocale sussurrata... QUELL'UOMO È UN GENIO, diobbuono.
Altra genialata di questo tipo è in Cars Hiss By My Window, dove Jim fa un assolo di wah-wah... con la voce!!!
Jim morì dopo pochi mesi dall'uscita di questo disco a Parigi, e, senza di lui i Doors (ovviamente, mi preme dire) hanno registrato due album orribili. No Jim, no party.
Voto: 9.6

An American Prayer - Elektra 1978
* Jim Morrison – Vocals, spoken word (recorded in 1970)
* John Densmore – drums
* Robby Krieger – guitar
* Ray Manzarek – keyboards, bass
* Reinol Andino – percussion
* Bob Glaub – bass on "Albinoni – Adagio"
* Jerry Scheff – bass



Ad un certo punto della sua strana vita Jim, grasso, barbuto, fiaccato dagli eccessi e stanco del fanatismo dei "seguaci" dei Doors, decise di non essere più un cantante, ma un poeta. Quindi, prima delle registrazioni di The Soft Parade, sbronzo nella sua migliore tradizione, si chiuse in studio per registrare le sue poesie (già pubblicate con il nome di James Douglas Morrison) con un ingegnere del suono.
Nove anni dopo, i tre membri (nel senso di minchie in questo caso, non di componenti) rimasti del gruppo decisero di aggiungere un substrato musicale a quelle poesie (che possono essere ascoltate nella loro forma originale nel bootleg The Lost Paris Tapes), insieme a qualche spezzone di brano già conosciuto.
Ecco più o meno cos'è questo disco: una versione devastante di Roadhouse Blues registrata dal vivo a Philadelphia messa lì tanto per spezzare, e le bellissime (secondo il mio parere da incompetente) poesie di Jimbo, una delle quali sono persino riusciti a trasformare in una canzone, ovvero The Ghost Song (i miracoli tecnici di quel Botnick... o possibilmente di Frank Lisciandro... non so davvero).
Se siete dei fan della poesia di Morrison e non vi dispiace sentire qualche pezzo in stile Santana come sottofondo, questo disco (al quale sono state aggiunte le ultime tre tracce nella versione rimasterizzata del 1995) vi piacerà; se no lo detesterete (come la maggior parte delle persone che lo hanno recensito su internet).
Buona Vita e Buoni Auspici.
Anzi, vaffanculo, và.
Voto: 7.7

Box Set - Elektra 1998 


Questo boxset è MARAVIGLIOSO!!! C'è tutto il demo registrato per le case discografiche nel '65, canzoni non pubblicate, cover blues, un concerto a New York, canzoni live...

Ok, dall'inizio. È difficile, com'è facilmente intuibile, parlare di un boxset del genere senza parlare singolarmente delle canzoni, cosa che ritengo abbastanza fastidiosa, e che, comunque, faccio sempre... ma dato che non mi paga un cazzo di nessuno posso tranquillamente fare schifo.
Five To One è presa dall'infausto concerto di Miami ove Jim ha mostrato al pubblico il vecchio pennellone baffuto; ottimo documento storico (ma di pessima qualità audio) che fa comprendere più o meno cosa sia successo quella sera e quanto bevesse Jim in quel periodo: a un certo punto (o a un punto certo) incomincia a gridare al pubblico "You're a bunch of fucking idiots! Letting people tell you what you're gonna do! Maybe you love gettin' your face stuck in the shit! What are you gonna do about it? What are you gonna do about it? What are you gonna do about it? What are you gonna do?" e urla come un ossesso...
Queen Of The Highway è qui in una eccezzzziunale versione lounge, con Jim che sembra un crooner di Las Vegas, mentre Hyacinth House è in versione demo registrata in casa con chitarra acustica e bongos... tutto il demo del '65 è abbastanza strano, quasi non sembra sia Jim a cantare, e in più c'è il fratello di Ray che suona l'armonica... (il recensore da segni di cedimento guardando la mole di canzoni ancora da descrivere); la versione live di Soft Parade (l'unica mai registrata) è bella, ma non come quella di studio; Whiskey, Mystics and Men e Who Scared You sono due splendide canzoni che dovevano finire rispettivamente su The Soft Parade e Waiting For The Sun (e non capisco perchè non sia successo, dato che polverizzano letteralmente alcuni dei pezzi di questi album) (il recensore barcolla, rendendosi conto che è pure tardi e deve uscire, e se si addormenta scrivendo non potrà farlo) Rock Is Dead e Black Train Song sono due splendide improvvisazioni blues, la prima in studio e la seconda dal vivo (ognuna delle due con citazioni da metà della tradizione blues e rock n' roll americana, da Curtis Mayfield a Muddy Waters, passando addirittura per Elvis), che Paul Rotchild ha modificato per non renderle noiose all'ascoltatore medio, cioè quello che non ha tutti i bootleg, libri e stronzate varie... ed il suo lavoro è stato allucinante!!! Ascoltate Rock is Dead sul bootleg Missing Links per rendervi conto di come abbia unito assieme parti che non c'entravano un cazzo l'una con l'altra... facendole funzionare!!! (il recensore si risveglia improvvisamente dato che la partita sulla quale aveva scommesso alla Snai - Monaco vs. Dep. La Coruna - è finita otto a tre e lui aveva scommesso sul pareggio... e ha indovinato tutte e cinque le altre partite, più altre tre su cui non aveva scommesso! Conosco un tizio che si gioca dieci partite per essere sicuro di non perdere a causa di una sola partita tutte le altre... "Se ne gioco dieci almeno ne sbaglio più di una..." allora che cazzo giochi a fare? Aspetta, aspetta, non doveva essere una parentesi impersonale questa? Cazzo... affanculo a me e alle mie tecniche di scrittura...) (il recensore spegne il pc ed esce) (il recensore torna a casa e va a nanna) (il recens... ok questo gioco non è più divertente...) Ci sono anche una versione dell'Adagio di Albinoni (che doveva finire sull'album Waiting For The Sun a conclusione di Celebration Of The Lizard e invece è stato utilizzata come sottofondo musicale per An American Prayer) e Orange County Suite, una poesia di Jim dedicata alla sua simpaticissima Pam, completata dai Doors rimasti, ed, ancora, ci sono I Will Never Be Untrue e Someday Soon, due canzoncine ironiche di Jim, che vale veramente la pena di ascoltare, soprattutto la prima ("I will never stay late out drinkin' / No later than two... thirty").
Un ottimo boxset, anche se la volontà di fare soldi aggiungendo quell'ultimo stupido cd di "band favourites" per cercare di non fare sentire fottuti i nuovi fan che comprino il boxset e trascurando canzoni difficili da trovare come Paris Blues, (You Need Meat) Don't Go No Further, Love Me Tender... faranno comodo per un altro santo Natale, in un'altra compilation con un inedito alla volta.

Mi potrei anche lamentare del fatto che il secondo cd, Live at the Madison Square Garden, è in realtà una specie di compilation live da quattro concerti al Felt Forum (che è comunque all'interno del Madison Square Garden) che già tanto materiale aveva dato a In Concert (praticamente quello che non è qua: Light My Fire, When The Music's Over e Break On Through) ed è tagliato e con aggiunte di studio, ma non sono di certo il signor Lamentela Johnson, eppoi la suddetta compilation è ECCEZIONALE con Gloria di Van Morrison ("Why don't wrap your lips around my cock, babe!"), Crawling King Snake e Money di John Lee Hooker (che Jim presenta come inno nazionale americano, dicendo al pubblico di portare rispetto e fingere di essere ad una partita di football, introduzione che faceva parte di Light My Fire da questo stesso concerto, ma che per qualche motivo hanno attaccato a questa canzone) e ottime versioni di The End, Roadhouse Blues e Peace Frog.
Voto: 7.9

The Doors - Live In New York (6 Cd Boxset) (Rhino, 2009)
* Jim Morrison - vocals
* Ray Manzarek - organ, keyboard bass
* Robby Krieger - guitar
* John Densmore - drums
* John Sebastian - Harmonica on "Rock Me", "Going To N.Y. Blues" & " Maggie M’Gill"


La Rhino è un'etichetta discografica che ormai da almeno dieci anni è principalmente dedicata alla riedizione, ripulitura e/o rimasterizzazione (con notevole talento archivistico) di discografie e raccolte dei grandi gruppi del passato. 
In particolare, per il gruppo di Los Angeles guidato dall'uomo che viene citato a più sproposito della intera storia del genere umano (con improbabili cagate come "Alcuni dicono che la pioggia sia brutta, ma non sanno che permette di girare a testa alta con il viso coperto dalle lacrime.", che probabilmente avrebbero fatto vomitare Morrison in meno di un secondo), la Rhino ha deciso nel Novembre 2000 di creare una sussidiaria di nome "Bright Midnight Records" (pescando dal testo di "End Of the Night") attraverso la quale saranno pubblicate 90 ore di materiale inedito (che, ci scommetterei, aumenteranno col tempo, tra scoperte e pulizie varie). In questo caso abbiamo 400 minuti (dei quali oltre un terzo inediti) che documentano tutti e 4 i set eseguiti dalla band il 17 e 18 Gennaio 1970 al Felt Forum di New York (arena più piccola all'interno del Madison Square Garden)... il tutto sistemato, ripulito e messo a nuovo da Bruce Botnick, tecnico del suono che lavorava con i Doors sin dall'esordio nel lontano 1967, che va a coprire persino i piccoli buchi nei nastri originali utilizzando bootleg di buona qualità e risistemandoli, tanto che è quasi impossibile accorgersi del buco stesso. Addirittura, nelle ultime tracce compare John Sebastian all'armonica.
Mi si potrebbe rispondere "e sti cazzi?"

Vastasi e facchini.

Ignorando la vostra maleducazione, diciamo che le parti di armonica di Sebastian (leader dei Lovin Spoonful ed eroe di Woodstock l'anno prima) erano andate negli ampli al momento del concerto ma NON all'interno dell'apparecchiatura dedicata alla registrazione; quindi quel pazzo di Botnick ha convinto ADESSO Sebastian a ri-registrare le sue parti ormai perdute e le ha aggiunte. Non bastasse questo, per i puristi cagacazzo, ha pure aggiunto un codice nel cd attraverso il quale possono scaricare la traccia originale senza l'armonica posticcia! 

Quando si dice fare le cose perbene. 

In realtà il solo fatto di considerare di ascoltare questo box è un po' da malati di mente, per svariati motivi, che procediamo ad elencare: 
  1. Parte delle tracce erano finite su Absolutely Live e Alive She Cried (ergo, per noi nati negli anni '80, sulla compilation in doppio cd In Concert); 
  2. Il Box del 1997 conteneva già UN'ORA di questo concerto, organizzata come un concerto completo; 
  3. Dio santo, 400 minuti di Morrison che blatera, con molte canzoni che si ripetono? Ma che vi si è fottuto il cervello? 
  4. 80 eurini. Eh, già. La Rhino mica lavora per la patria. Stateci voi ore ed ore in cantine piene di merda di topo ad ascoltare Jimbo the Lizard King che biascica canzoni blues. 
In realtà quello dei soldi è un non-problema: nessuno sano di mente al mondo spenderebbe ottanta euri sonanti per qualcosa che può avere gratis... Emule, che tu sia benedetto. Prima o poi la Rhino o chi per lei se ne accorgerà: nel frattempo ringranziamo tutti i non-sani di mente che consentono alla Rhino di pubblicare sta robaccia. 

Il secondo problema è, anch'esso, un non-problema: il sopracitato genio Botnick, nel compilare il sopracitato Cd 2 del Box del '97 ha fatto una sopracitata operazione di taglia e cuci degna del dottor Frankestein, prendendo parti da ben due concerti oltre a quello di nuovaiorca del quale trattiamo... (andate a vedere qui per capire di che parlo), quindi quelle già edite sono cose più o meno diverse da ciò che ascoltiamo qui. 

E, last but not least, è PALESE che solo un malato di mente ascolterebbe questa roba... e solo uno con il cervello totalmente nel cesso la apprezzerebbe. 

Needless to say... I FUCKING LOVE THIS SHIT!!! 

Dio mio, da quanto tempo aspettavo questo bootleg ufficiale! 

Siamo nel post Miami, quando Jim Morrison si tirò fuori il pistulino, e lo stesso Jim attendeva il processo, senza contare l'aver fatto perdere alla propria band il cagatoio hippy di Woodstock, che fu uno showcase incredibile per i vari Who, Hendrix, Sebastian, Joe Cocker, Ten Years After eccetera. 

Morrison è molto meno delirante (e probabilmente molto meno sbronzo) del solito, ed è lucido abbastanza per sfoggiare l'umorismo che lo contraddistingueva ("Ssshh... SHUT UP! Is that tha way to behave at a rock n roll concert? We need total silence here, this is important... you don't want to hear that for the next thirty minutes, do you?" "Weeell, this is New York for ya... the only people rushing to the stage are guys"), nonchè per regalarci quattro performance sfavillanti. 

Il Felt Forum era anche abbastanza piccolino rispetto ai loro standard (un massimo di 5600 persone), quindi anche l'atmosfera è molto rilassata. 

Ignorato totalmente l'album "The Soft Parade" (disprezzato da critica e pubblico, ma non da me) se non per una Wild Child completamente inculata che non arriva nemmeno al primo verso, la band si concentra sui propri classici (Light My Fire, When the Music's Over, The End, Break On Through, una delirante Celebration Of The Lizard, Five To One), sui pezzi del nuovo album (Morrison Hotel) e su cover di classici del blues (per non dire di una spettacolare Gloria). Nessuna sorpresa se conoscete i bootleg del periodo. 

Qualità audio ssssspumeggiante e Doors in gran forma. 

Avrete l'onore di ascoltare la band che si accorda, il pubblico che richiede pezzi, Jim Morrison che come al solito scazza con l'uomo delle luci ("Hey, Mr Lightman... could you please keep the lights exactly the way they are right now?") o raccontare qualche barzelletta idiota. 
Ayeeeeeah!

Seriamente, esiste qualche mentecatto al mondo che sia in grado di ascoltare questa roba oltre me??? 
Voto: 7.6

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