giovedì 14 giugno 2012

The Smashing Pumpkins - Oceania (EMI / Martha's Music, 2012)


Mi mancavano le fregnacce di Billy Corgan più o meno quanto mi mancano i miei brufoli e le seghe mentali dell'adolescenza... ma lui, a differenza dei punti neri e bubboni adolescenziali che anormemente affliggono aaa vita daa coppia, torna con un set di fregnacce nuovo di zecca a periodi più o meno regolari che, in buono sostanza, coincidono con le rate del mutuo e della findomestic per la lavatrice nuova.
Il nuovo set di fregnacce è stato inaugurato nel Settembre del 2009, mese nel quale presentò Teargarden by Kaleidyscope, progetto di 44 canzoni rilasciate (in teoria) ad una ad una: l'album, disse Corgan, è un concetto che non ha più senso... voglio un fottio di canzoni che escano una dopo l'altra nell'arco di tre anni... tutte correlate - disse - da un concetto comune (tipo un concept album, Corgan?), concetto comune che era una qualche cagata sui tarocchi, sulle carte dei tarocchi, insomma, una di quelle fregnacce irrilevanti alle quali ci ha abituato mastro Corgan, che non ne imbrocca una dal 1998.

Tutto ciò accompagnato al fatto che anche Chamberlin, l'ultimo Pumpkin originale rimasto oltre Corgan, ha salutato tutti e ha mollato il colpo, dicendo che voleva fare musica in cui credeva e si era scocciato di "incassare l'assegno" (trad.: "mi sono rotto talmente i coglioni a suonare sta merda, che me ne sbatto anche dei soldi").

Questa cazzata si è sgonfiata nel 2011, quando Corgan si è accorto che, facendo cagare una buona parte delle 10 canzoni pubblicate (gratis!), accadeva che non se le inculasse nessuno... e quindi magari era una buona idea ridimensionare il concept in un album, vecchio stile, 13 canzoni, un'ora di musica... 'nsomma un concept album. E, tanto per completare l'opera, è un "ritorno alle radici psichedeliche di Gish" ed è il "miglior album dai tempi di Mellon Collie", sempre nelle parole-barra-fregnacce di Corgan.

Ad essere onesti, la prima delle due affermazioni è senz'altro vera: sia l'atmosfera generale dell'album che i suoni hanno un che di Gish-iano, seppur scontatamente meno spontanei e compositivamente inferiori, ma pur sempre orientati verso quella direzione. A livello qualitativo, l'album è una delle cose più dignitose prodotte da Corgan in qualunque forma dai tempi di Adore, ma aspettate a saltare sulla sedia: una cotale affermazione non vuol dire un cazzo. 
Infatti, musicalmente parlando, Corgan negli ultimi anni ha prodotto talmente tanto sterco da concimare l'Australia, per rimanere in tema di Oceania; ed, infatti, in onore ad Einstein ed alla sua relatività, la mia affermazione comporta che l'album sia una mediocre pastetta ascoltabile senza particolari smorfie di sdegno, se non in qualche sporadico, evitabile momento Zwaniano (My Love is Winter One Diamond, One Heart, poco saggiamente piazzate l'una dopo l'altra).

E dire che i due pezzi introduttivi (dai riprovevoli titoli di Quasar Panopticon) facevano bene sperare: due bei pezzi tirati ma non banali che richiamano il passato pumpkisiano senza imitarlo... persi in un oceano di mediocrità.

L'unica cosa che è pateticamente divertente di Corgan, ormai, è la quantità di insulti profusi durante le interviste: i Radiohead sono pomposi (detto da Corgan! Come se Cicciolina dicesse a Margherita Hack che è di facili costumi), James Iha è un "pezzo di merda", Jimmy Chamberlin è un "fucking liar"... e in mezzo a questa pletora di epiteti, scorgi quanto disperatamente alla ricerca di attenzione sia Corgan (che un tempo chiamavo Billy, ma ora mi viene spontaneo chiamare Corgan, e non ci aggiungo il maiuscolo nella "A" e una "O" finale perchè ormai sono maturo). 
Tutti i suoi progetti, da Machina II in poi, che siano stati il libro di poesie, il disco solista, il disco con gli Zwan, il ritorno dei Pumpkins, il disco di 44 canzoni, il blog o quel che cazz'era, sono stati bellamente ignorati e sbeffeggiati da una buona parte della vecchia fan base e dalla maggior parte della critica seria che Corgan, da vecchio lupo, sa distinguere benissimo da quella leccaculistica lobby che domina la scena.

E anche i vecchi trucchetti che avevano funzionato persino su Machina (la suite di 9 minuti con cambi di umore/stile, Oceania) qui sembrano triti clichè, sfoderati per carpire l'attenzione di un pubblico che però, caro Billy, non ha più 13/14/15 anni, ma 30 e rotti anni, e di acqua fresca ne ha bevuta direttamente dalla fonte da cui attingevi, imbottigliandola per noi pischelletti. Un album piuttosto fiacco che avrebbe reso fiero il Salieri di F. Murray Abraham (o meglio, di Shaffer/Forman) nella sua inoffensiva mediocrità... e c'è da ricordarsi che è il miglior prodotto a nome Corgan da almeno una decina d'anni.

Per un attimo ci avevo quasi sperato.
Voto: 5.4

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