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mercoledì 28 marzo 2012

Madonna - MDNA (Interscope, 2012)

Negli ultimi dieci anni, le uniche volte che sento nominare il nome di Madonna lo sento affiancato ad alcuni epiteti che si concludono tutti curiosamente con l'accrescitivo -one, ad identificare la magna abundantia del merito e che preferirei evitare di citare, chè di 'sti tempi non si sa mai. Bene che le vada, sento il suo nome affiancato a quello del buon Quentin ("dick, dick, dick, dick...", la metafora di Like a Virgin e la fava grossa, ricordate?). Insomma, musica nemmeno a parlarne. La signora Ciccone, madre di nostro Signore, sin dai tempi di Music, agghiacciante opera di fine millennio, predilige la musica da far passare nei club e nelle palestre, quella roba tunz-tunz che sentite in sottofondo quando in palestra una tizia vi urla in faccia "EUNOEDDUEETRREEQQUATTRO! FORZA! DAAAI!!!", checcazzourli, stronza rincoglionita, che sono ad un metro dalla tua faccia da isterica e sudata,  quindi non è una sorpresa che si sia - nuovamente - circondata di gente che pompa nelle casse (sulle casse? all'interno delle casse? via le casse? non saprei, non ho familiarità col gergo gggiovane) come i LMFAO, Martin Solveig, William Orbit, Benny Benassi. Non è, parimenti, una sorpresa, che il risultato sia un'accozzaglia di suoni che fra venti minuti saranno datati, che sotterrano alcune buone intuizioni melodiche, consuete negli album Cicconiani. La differenza tra la Madonna anni '80 (e persino, a tratti, anni '90) e quella del nuovo millennio® sta proprio tutta qui: l'arrangiamento dei pezzi, questo sconosciuto. Tra Get Into The Groove e Hung Up, tra Like a Virgin e Girl Gone Wild la differenza sta tutta qui: prima si arrangiavano i pezzi come se dovessero essere suonati, venivano prodotti da gente che li riteneva musica e non chewing-gum.
Come fu e come non fu, Madonna mai tanto spudoratamente si è piegata ad un'immagine modaiola (quella di Lady Gaga) ed ad un suono già predefinito (sempre Gaga): mentre un tempo la moda la faceva, a livello di suoni, a livello di immagine, a livello di scandalo... le va di culo che ha ancora quel nome altrimenti, copia carbone come si è presentata nel 2012, non se la sarebbe filata nessuno.
Musica per aerobica, musica da sottofondo di Jersey Shore, musica per omosessuali caricaturali da Will & Grace... gays just wanna have fun, giusto?
Mi sembra discretamente triste che una donna (come un uomo) di oltre 50 anni si presenti come una sedicenne in mezzo a uomini nudi che ostentano la ciolla... casalinga disperata, miss Ciccone?
E poi i riferimenti all'MDMA (ecstasy, per i profani), i video con Nick Minaj e M.I.A., twitter e cagate varie... 'nsomma santo cielo, sono patetici i vari ricconi che fanno i gggiovanotti con ragazzette al seguito, ma non è che a fare la stessa roba da donna si è delle persone ammirevoli... a meno che non siate fan di Sex & The City, si capisce.
Si sprecheranno, immagino, le recensioni positive, il ritorno della grande Madonna, Madonna ne sa una più del diavolo e via discorrendo... ma se cercate musica passate oltre.
Voto: 1.3

mercoledì 9 novembre 2011

Varie 2011 - il pianoforte non è il mio forte

Dubstep, 2-step, drum n' bass, sono tutti nomi che mi hanno fratturato l'apparecchiatura testicolare. Così non dovrebbe essere assolutamente una sorpresa se il nuovo album dello stupefacente Martyn, Ghost People (Brainfeeder, 2011, voto 1.9) sia per me uno scoglionamento d'altri tempi. Un tizio che mette su una cazzo di base al computer ed aggiunge, senza variare mai dinamiche, della roba sopra al beat con tastierina da house anni '90. Yeeeah! Ma anche no. Se sei dentro un club e passano questa musica, e (soprattutto) sei strafatto di MD, se ne può discutere. La gente dei fottuti giornali che sta a casa sua a sentire sta merda e poi dice: "wow, che artista, ma che bravo, che originale, pensa: ha aggiunto della merda ad un beat creato col computer" veramente va aldilà della mia comprensione. Che si fotta.

Molto meglio i The Answer, nuovi paladini dell'hard rock nordirlandese, con la loro terza prova - opportunamente titolata Revival (Spinefarm, 2011, voto 6.8) - guidati da Cormac Neeson, misto perfetto di Axl Rose e Jon Bon Jovi.
I ragazzi sono bravi, e sono sicuro che vederli dal vivo sarà una figata, ma registrare un disco al livello di Appetite For Destruction o persino Slippery When Wet è un'altra cosa. Per prima cosa, la band non ti deve fare costantemente pensare a mille band dello stesso genere ma che ami di più.
Come seconda cosa, è fondamentale avere una personalità propria, definita, smaccata... avere un cantante che, per quanto bravo, sostanzialmente sembra un'imitazione di altri, decisamente più famosi non aiuta in questo senso. 
Terza ed ultima cosa: ci vogliono pezzi di lusso. Pezzi che la gente non dimenticherà mai. Pezzi con i quali farà l'amore, farà la dichiarazione alla tipa, festeggerà i grandi momenti sportivi, pezzi che canterà davanti al falò d'estate... insomma, quella roba lì.
Ed è un peccato che queste tre cose gli manchino, perchè sono sinceramente bravi.
Ben altra connotazione assume il termine "brava" affiancato alla deliziosa Madeleine Peyroux, che con il suo andare jazzato ci regala Standing On The Rooftoop (Decca, 2011, voto 7.5), splendida sorpresa per me, uomo dal sacco scrotale ormai gonfio di donne che invece che voler essere sè stesse cercano di essere "la nuova Beyonce", "la nuova Aretha", "la nuova Norah Jones", "la nuova Winehouse" e via discorrendo. Ospiti di lusso come l'onnipresente Ribot (cristo santo, l'ho sentito in 5/6 dischi solo questo mese), Me'shell Ndegeocello al basso e Bill Wyman, che non contribuisce materialmente ma scrivendo due pezzi, uno dei quali lo stupendo The One You Can't Afford, che sembra uscito direttamente dall'armadio di Curtis Mayfield. In mezzo agli originali della Peyroux, fatti di gradevole crooning (migliore quando in fase di sorriso, talvolta noioso in fase tragica) troviamo una cover dei Beatles, una di Ribot, una di Dylan ed una Love in Vain in versione apocalittica che sinceramente non ho ben capito. L'album è molto buono, gradevole, scivola via con la affascinante voce della Peyroux in maniera nient'affatto pesante ed è molto meglio di taaanta roba che troverete in giro. Give it a try.
Infine abbiamo il cognato di Madonna, che non è il fratello di S. Giuseppe di Bethlemme ma il buon Joe Henry con il suo Reverie (ANTI-, 2011, voto 6.2). Joe è il tizio che ha scritto per la Ciccone una delle pochissime canzoni decenti degli ultimi vent'anni di carriera, la Don't Tell Me che ricorderete per il video del cazzo con il cappello da cowboy. Diobbuono, c'hai centotrentanni e sei ridotta una chiavica, ma finiscila di fare ste cose. Vabbuò, comunque, dicevamo? Ah, già, Giuseppe di Bethlemme. Giuseppe di Bethlemme ci parla del tempo, il tempo che passa suppongo, anche se avrei perferito parlasse del meteo. Wow, che argomento originale, Joe, sei il primo ad averci pensato. Un'ora quasi completamente acustica, tra blues senza blue e jazz senza swing... diciamo che me la sarei risparmiata, seppur non sgradevole. Per potersi permettere arrangiamenti all'osso come questi ci vuole ben altro che la voce nasale del buon Joe, ed infatti i momenti migliori sono quelli in cui l'arrangiamento è un minimo più ricco, come in Sticks & Stones, nella quale troviamo ospite una non meglio precisata baldracca.

giovedì 20 ottobre 2011

Lou Reed & Metallica - Lulu (Vertigo/Warner, 2011)

Jim Morrison a Parigi
Narra la legenda (e conferma il nastro) che nei suoi ultimi mesi di vita, James Douglas Morrison in arte Jim, strafottuto di vino, bourbon o non so che cazzo, incontrò durante il suo vagare per le strade parigine due barboni - americani, credo - che suonavano cover di CSN&Y, sbronzi anche loro come delle merde, seduti sul marciapiede. Il buon Morrison non era estraneo al fare amicizia con scoglionati di ogni tipo, e decise che quei due fortunati sbronzoni sarebbero stati i suoi compagni musicali in un'artistica jam session in un qualche studio parigino del quale lo stesso Morrison avrebbe volentieri pagato il conto. Ne scaturirono i 15 minuti che contribuirono a dare forma a quel bootleg chiamato "The Lost Paris Tapes", la cui prima parte era invece composta dalle poesie (senza accompagnamento alcuno) che Jim registrò a Los Angeles nel 1969 e che finirono (con accompagnamento sovrainciso) su An American Prayer, uno dei tanti album postumi dei Doors. Ebbene, da giovine, quando ebbi modo di mettere mano su una copia di questo bootleg ero a dir poco esaltato... finalmente ascoltavo Jomo & The Smoothies, ultima testimonianza del poeta Morrison!

Era una cagata.
Una MOSTRUOSA cagata.
Una "cagata pazzesca", se vogliamo fare i citazionisti.

Morrison a stento riusciva a parlare, e biascicava versioni improbabili e incoerenti delle sue poesie, i due - aperte virgolette - MUSICISTI - chiuse virgolette - non erano in condizioni nemmeno di suonare un citofono, e non erano probabilmente in grado di suonare una chitarra nemmeno da sobri. Ne uscì una delle cose più tristemente comiche che abbia mai sentito; ma aveva un merito: era involontariamente comica. Non ti sentivi preso per il culo.

Non so se lo stesso merito sia attribuibile a questa opera meravigliosa, perchè Lou Reed non sai mai se ti stia prendendo per il culo o se faccia sul serio, come quando pubblicò un'ora di rumore su due Lp e disse che era un capolavoro, e quindi ti ritrovi a giudicare una voce maschile che ha tutta l'aria di essere la voce di un vecchio pazzo di quelli che trovi nei giardini pubblici ad inveire contro non si sa bene cosa, con aggiunto un sottofondo (melodicamente e ritmicamente incoerente con la voce) di musica metal, talvolta strutturata ma per la maggior parte del tempo frutto di percosse sugli strumenti per produrre qualcosa di vaghissimamente somigliante ad un riff; e non dimentichiamo i poetici testi del calibro di:
"The spring and the will follow me around
While you sniff your shit in the wind
Sniff your shit in the wind
Money can do anything" 

tratti da un'opera del drammaturgo tedesco Frank Wedekind (che culo!) e dalla sua opera madre (Lulù, appunto). Sinceramente, se Lou in questo momento se la sta ridendo alle nostre spalle (e possibilmente alle spalle dei Metallica), è veramente un grande, un genio, un artista. Se, invece avesse la pretesa che questa sia arte, beh... deve avere dei pesci rossi che gli sguazzano nel cranio.
Voto: 1.3
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