lunedì 27 febbraio 2012

Skrillex - Bangarang EP (Big Beat/Atlantic, 2012)

Per quanto mi riguarda, la dubstep (il dubstep? mah) è l'ennesimo nome che non significa un cazzo. C'è da chiarire che, almeno per quanto riguarda la musica elettronica, questa pletora di generi ha un senso: non sono vaghe distinzioni fatte a casaccio, sono invece specifiche tecniche che hanno rispetto per i bpm, per la metrica del pezzo, per la posizione dell'accento nella battuta, et cetera. Ciò non toglie che, ai fini dell'ascolto, fregancazzo a nessuno se nel tuo fottuto campionatore hai messo il rullante anticipato, mi interessa cosa hai scritto, non come, tanto più che non parliamo di musica da fruire a livello artistico, ma semplicemente commerciale. L'adorabile Skrillex, un tizio che fa venire in mente il famoso titolo "Lascereste uscire vostra figlia con un Rolling Stone?" è in fase fatboyslim/figaro: tutti lo vogliono, tutti lo cercano, tutti lo amano. "Porquè?", potrebbe domandarsi un novello Mourinho? Risposta: perchè talvolta la ggggente si intrippa male senza motivo con porcherie d'alto livello. Non che la dubstep sia tutta da buttare nel cesso, si capisce; è solo che se vado ad ascoltare, senza badare a ciò che sento dire, a me quest'extended play fa discretamente pietà. 
Da uno che è riuscito a rendere più tamarra Lady Gaga non è che mi aspettassi musica soft, ma qua siamo al limite del tamarroide, o anche dell'emorroide, volendo essere precisi. 
Come si compete al fatboyslim/figaro del momento, le collaborazioni abbondano, su tutte quelle con i Doors rimasti, che decidono che se i Queen rimasti (Deacon eccettuato) possono vendere la dignità per un piatto di pasta, anche loro vogliono sta cazzo di pasta, e FORMAGGIO ABBONDANTE, VIVADDIO!
Invero, l'unica roba vagamente sopportabile è proprio la suddetta collaborazione (Breakn' a Sweat), cafonata di regime nella quale troviamo la frase "Light My Fire" e dei campionamenti di un Morrison parlante, e parliamo di cose insulse, in ogni caso.
Per il resto, è una delle più irritanti raccolte di musica elettronica che abbia mai sentito; probabilmente, si intuisce, Skrillex è un DIO se ti trovi in pista, ma di tutti questi dubsteppari è quello che sinora mi ha fatto più cagare su disco.

Voto: 4.1

Perfume Genius - Put your back N 2 It (Matador, 2012)

Nella infernale ricerca di qualcosa che sia meritevole di essere ascoltato, è inevitabile oggigiorno sorbirsi questo fottuto indie-qualcosa (indiepop, indierock, indietronic, indieconcaponata, indiedoppioformaggio). E, siccome non è che 'sti  indie-qualcosa siano esattamente dei rivoluzionari quanto ad originalità, ascolto dopo ascolto tendi ad isolare i vari canoni, lo standard, lo stereotipo dal quale attinge (magari convintissimo/i della propria unicità!) l'indiozzo di turno. 
Il primo, il più classico, quello che scala le classifiche annuali e che sarà, tristemente, in testa a quelle di questo gramo decennio (sempre che non venga spazzato via da qualche nuova moda), è l'indie-triste. Disponibile in tre  modalità: o barba e chitaRa, o gaio e con scarno arrangiamento di pianoforte, o donna con voce delicatissima e arrangiamenti pseudo folk.
Esempio tipico di tutto ciò è il buon Perfume Genius, con il suo Put your back N 2 It ), secondo album di studio, del quale ha fatto scalpore il promo (16 secondi nei quali abbraccia un altro uomo, l'attore di porno gay Arpad Miklos) che YouTube ha deciso di censurare perchè "non per famiglie". Ora, sono due uomini - poco vestiti, lo concedo - che si abbracciano affettuosamente: non si baciano (ci sarebbe qualcosa di male?), non hanno atteggiamenti "sessuali" (cosa che, peraltro, non si può dire di un buon 50% dei video sul tubo) ... sostanzialmente non fanno un cazzo, si abbracciano e basta. Giustamente, ci si è incazzato pure Michael Stipe per un atteggiamento così ottusamente omofobo. Bah, amico Genio del Profumo, futtatinni: c'è Dailymotion, c'è Vimeo, c'è un sacco di altra roba dove pubblicizzare il tuo ultimo capolavoro.
Apprezzato in lungo ed in largo, è, sostanzialmente, un altro indiozzo triste.
Voce mesta, arrangiamento minimale di piano (e poco altro), testi che affrontano amore, droga, omosessualità, me nannu, me nanna... 'abbene.
Molto bbravo Perfume Genius, due minuti, tre minuti, quattro minuti... poi ti rompi i coglioni.
Vedi, Genio Depprofumo, esiste una stramaledetta ragione se pochissimi nella musica pop d'ogni tempo si sono permessi di usare uno scarnissimo arrangiamento di pianoforte e null'altro per minuti e minuti: perchè te lo devi poter permettere.
Il sig. Genio Depprofumo ha abusato del "me lo posso permettere" quando così non era, e ci ritroviamo con un intero album di musica semi-ambient (i.e.: frantumamento di balle) con qualche buona canzone, su tutte la delicata Normal Song (che, va osservato, è accompagnata dalla chitarra acustica e non dal pianoforte).

Voto: 5,3

giovedì 23 febbraio 2012

Varie 2012 - la certezza è peggio della pazzia

Alla casella "sacrosante certezze", nel panorama musicale del nuovo millennio, ci sono sempre stati nel mio diario Mark Lanegan e i Calibro 35. Concederò, come i più arguti non mancheranno di sottolineare, che sono artisti di tenore e spessore internazionale diverso: beh, Lanegan è stato tra i guru della odiata e piovosa Seattle che ha regnato incontrastata per i primi 5 anni dei '90... concedo, concedo, ci mancherebbe altro.
Non mancherò di sottolineare io, però, che le due certezze sono senz'altro di tenore diverso: Lanegan, certamente, pubblica album esaltati dai critici in ogni dove, competentissimi ed in gamba come rincoglioniti e incapaci; nel caso specifico parliamo di Blues Funeral (4AD, 2012 Voto: 7,1), inevitabilmente, l'album mi piacerà senza esaltarmi, è una dannata certezza. Accompagnato dal fido Alain Johannes, Lanegan invoca Muddy Waters, professandosene schiavo, ma del Blues del titolo resta solo il funerale (sempre nel titolo, guarda tu le coincidenze): una pletora di drum machines e synth ed un cielo plumbeo degno del sopracitato funerale, ma assolutamente privo di blues. Ci troviamo persino una Ode to Sad Disco, perdio!
"The blues ain't nothin' but a good man feelin' bad, thinkin' 'bout the woman he once was with", diceva qualcuno; qui non ci sono good man, non si feel bad proprio nessuno, e non c'è nessuna woman a cui pensare a parte Isobel Campbell, ma mica tanto, cioè, chi cazzo se ne fotte della Campbell? E da dove vengo io, you don't blow no harp, you don't get no pussy. Texture su texture su texture: molto atmosferico ma, appunto per questo, sembra sempre sia sul punto di esplodere, esplosione che, fatta eccezione per l'introduttiva The Gravedigger's Song, non avviene mai.
Non fraintendetemi: è un album di buon livello, come accade sempre con Lanegan. Accade sempre, altresì, che non sia un capolavoro, per quanto concerne chi vi scrive. Sarà che ammemepiaceobblus.
L'altra certezza, i Calibro 35, accostata al poderoso ed altisonante nome di Lanegan, mi procurerà non poche inimicizie, ne sono sicuro... ma STI GRAN CAZZI. Questi ragazzacci  sono ormai al terzo album nel quale ripescano da una osannata tradizione italiana, quella del filmaccio anni '70, possibilmente "poliziottesco". Se dal punto di vista cinematografico con l'osanna costante e ripetuto da parte della critica (e di Quentin Tarantino, mavabbè) si è un po' perso il reale valore di quei film (più di quello che si diceva un tempo, molto meno di quello che si dice adesso), dal punto vista musicale non si è mai elogiato a sufficienza lo splendido lavoro fatto dai vari Trovajoli, Micalizzi, Umiliani, Morricone, Piccione, Bacalov, Manuel De Sica, Stelvio Cipriani, Guido e Maurizio De Angelis e così via discorrendo. 
Caratterizzato come sempre dal livello tecnico superiore che era tipico dei due dischi precedenti (e dei maestri di riferimento), stavolta abbiamo un campionario di pezzi originali (fatta eccezione per Passeg­geri Nel Tempo del maestro Ennio Mor­ri­cone e New York New York  di Piero Pic­cioni)  di Gabrielli e soci che non ha nulla da invidiare a quanto di meglio il filone abbia mai offerto. 
Un misto di jazz, lounge, funk e quant'altro, Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale (Venus, 2012  Voto: 8,3), è un ennesimo lavoro SPLENDIDO nella discografia dei Calibro 35, che non vedo l'ora di rivedere dal vivo.
Che sia il surf-funk-rock di Uh Ah Brrr, o il funkettone di Arrivederci e Grazie, o, ancora, la swingata Buone Notizie, i Calibro hanno fatto nuovamente centro, alla grandissima, non se ne dispiacciano i fan del buon Lanegan.

giovedì 16 febbraio 2012

Retrospettive: The Doors

The Doors


Ladies and Gentlemen... from Los Angeles, California... THE DOOOOOORS!!!
Una band di musicisti eccezionali: Robbie Krieger è un ottimo chitarrista, John Densmore è un eccellente batterista e Ray Manzarek è determinante sull'impatto musicale della band con il suo organo (la tastiera, non la minchia). Ma il motivo per cui ci ricordiamo di codesto gruppo è un altro: un buffone nietzschiano chiamato James Douglas Morrison.
Lui è la faccia che vedete sulle felpe da ordinare col Postal Market, lui è la faccia attaccata dietro la vostra Panda, lui è l'adesivo sulla chitarra che vi ha regalato mammà: un cantante abbondantemente superiore alla media con una presenza scenica che solo Elvis prima di lui e Freddie Mercury dopo di lui hanno avuto, la rock star maledetta per eccellenza (è morto a Parigi in circostanze misteriose a 27 anni... qualche imbecille dice sia fuggito in Africa o ai Caraibi) e anche un decente poeta (certe volte persino ottimo).

lunedì 13 febbraio 2012

Retrospettive: AC/DC



AC/DC Gli Acca Dacca sono l'impersonificazione della cazzutaggine e del cazzeggio: gli unici loro interessi (condivisi dai britannici Motorhead) sono birra, droga, rock and roll e.... cchiù pilu ppi tutti!!! PI - LU! PI - LU! PI - LU! PI - LU!
E come fare a biasimarli? L'art-rock aveva rotto le balle a tutti e il glam rock era pieno di paillette, rossetto e mascara, quindi l'unica soluzione per gentaglia come loro (e come me... e spero come voi) era l'epitome del divertimento, tre (o due.... o anche uno...) accordi conditi da testi che fanno incazzare le femministe!!! Yeeeeeeh! Ehr...
Guidati dai fratelli Malcom e Angus Young (quest'ultimo è l'immagine del gruppo... un ragazzetto in calzoncini e tipica divisa scolastica da scuola inglese che spara raffiche di note ad una quantità indecifrabile di decibel) alle chitarre, per la prima metà della loro carriera con l'incredibile Bon Scott alla voce e, in seguito alla sua tragica morte, con l'ex-Geordie Brian Johnson (ovviamente la sezione ritmica rasenta l'inutilità, ma fa quello che deve fare senza sbagliare), hanno dimostrato al mondo che si può anche smetterla per un cazzo di minuto di prendersi così fottutamente sul serio e divertirsi un po', cazzo.

Varie 2012 - a Giovanardi non piacciono Jenna ed Eva Angelina

SPQP: Sono Pazzi Questi Politici. Hanno vissuto in un governo la cui attività principale è probabilmente consistita (dicono le malelingue) nel fare accoppiare giovani donne disinibite vestite da poliziotte e/o infermiere accompagnate da un menestrello, e ora inveiscono contro i bbbaci tra donne. Io proprio non comprendo. Forse il problema è l'assenza di menestrelli, spediti a guadagnarsi il pane lontano lontano? Ma no, onorevole, no... che problemi ci sono! Il menestrello ce lo abbiamo bell'e pronto, viene dall'Ammmerica degli abbronzati, e suona con un secchio di KFC sulla testa: il fantastico Buckethead, che ci propone il suo 35esimo album solista, denominato Electric Sea (Metastation, 2012 Voto: 7,6), seguito ideale di Electric Tears del 2002 - anch'esso tristemente scevro di giovani donne che si leccano - e nuovo capitolo della saga del chitarrista col cesto di KFC in testa. Non fatevi ingannare: se non lo conosceste, è un chitarrista tecnicamente sublime, ed in questo caso specifico estremamente moderato; non ejacula qua e là piogge di note alla velocità della luce come un Malmsteen qualsiasi. Il suo gusto per lenti ed atmosferici brani di chitarra acustica conditi da occasionali solo di elettrica (mai eccessivamente invasivi) lo porta a produrre serenità, una serenità che ben si sposerebbe con i frizzi ed i lazzi di un festino intimo e privato, con o senza Giovanardi. Dedica una canzone a Michael Jackson (ammicco ammicco), già disponibile per il download sul suo sito, quindi anche per altri determinati feticci siamo a cavallo. Ci sono anche due rielaborazioni di pezzi di Bach (che non è quello dei fiori, ma il buon Johann Sebastian... no, no, non il Sebastian degli Skid Row, prestate attenzione), ma non si può essere perfetti. Un buon album, seppur non incredibilmente memorabile, molto più vicino alla classica che al rock. Onorevole, mi sembra un buon candidato, no? Non schifiamolo.
Molto più schifabili sono invece i Big Pink, con il loro secondo album Future This (4AD, 2012 Voto: 4,1) ennesima NME Best band of the qualcosa, ennesimi tempertrappiani, ennesimo rompimento di apparecchiatura testicolare electro-indie. Una noia BESHTIALE, ove ogni tanto compare un assolo di chitarra decente (Lose Your Mind) o un verso che non sia totalmente insipido (Give It Up). Del resto l'esordio era tutt'altra cosa (seppur non trascendentale), ma qui non abbiamo video di gente che piscia in strada, non abbiamo copertine con maschi che si leccano e fanno robe, quindi tutto ciò che resta è un inascoltabile accozzaglia di rumorini electro-indie che non va da nessuna parte. Meh. 
Uno zinzinello meglio (ma non troppo) sono gli A Place To Bury Strangers, con il loro ep Onwards To The Wall (Dead Oceans, 2012 Voto: 6,3), ennesimo capitolo di emulazione dei Jesus and Mary Chain... uno shoegaze non particolarmente offensivo ma assolutamente irrilevante, se devo ascoltare una roba del genere la ascolto dagli originali... post punk di routine, che non proporrei a nessun festino. Ci vogliono gli hook per fare questa roba ragazzi, ci vogliono gli hook... feed me with your kiss, purchè non siate due donne.
Bella copertina comunque, non ci sono donne che si baciano nè gente che fa pipì in strada.

domenica 12 febbraio 2012

Motorpsycho & Ståle Storløkken - The Death Defying Unicorn (Rune Grammofon, 2012)

Motorpsycho & Ståle Storløkken - The Death Defying Unicorn [Album Cover]  Motorpsycho & Ståle Storløkken - The Death Defying Unicorn
 Voto: 9.7
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   Il cibicida

venerdì 10 febbraio 2012

Varie 2012 - Il posto fisso è noioso, per questo siamo precari

Quando leggo informazioni sugli Alcest, in ogni dove leggo di "french black metal". Sangue di Ismaele, sulla pagina di allmusic c'è persino scritto "death metal". E' assolutamente allucinante definire Les Voyages De L'Âme (Prophecy Productions, 2012 Voto: 7,2) "black metal", per quanto mi riguarda, e infatti il cantante della band francese rimane sconvolto quanto me. O siamo pazzi noi? Ma che cazzo ne so. Questo viaggio dell'anima, in realtà, è alternative rock dei più classici e anche di livello abbastanza alto, con imponenti influenze shoegaze ma stemperate da un vago aperfectcirleismo, caratteristica tipica di chi ha difficoltà a dare alle proprie canzoni i cosiddetti "hooks", gli appigli, le robe che ti si incastrano nel cranio, insomma. Se apprezzate un alternative rock molto atmosferico ed ipnotico, buttatevici a capofitto su 'sti ragazzi, sono molto meglio di quanto offra al momento in questo settore il mercato americano.

Parlando di atmosfere, invece, ci spostiamo sugli Sleestak con il loro Altrusian Moon (auto-prodotto, 2012 Voto: 6,3), che adeguatamente sottotitolano "a lo-fi collection of psychedelia and space rock", un lunghissimo potpourri, tirato fuori dagli archivi, di jam psichedeliche che non vanno da nessunissima dannata parte. Resteranno stupiti di quanto sia soft coloro che già conoscevano gli Sleestak, i quali  normalmente fanno un bordello della madonna con il loro doom/stoner metal - fra l'altro di pregevole fattura - appesantito da un cantato tendente al growl. Non è malaccio, ma è un'ora e trentacinque di tizi che suonano riff inconcludenti (seppur piacevoli) in sala prove, con tanto di errori (soprattutto alla batteria)... è anche vero che la band lo regala attraverso il proprio sito bandcamp (potete lasciare un'offerta di vostro gradimento per supportare le registrazioni del loro prossimo album), e che è un'ottima colonna sonora per spippacchiare circondati da incenso e candele, quindi se avete questi propositi siete nel posto giusto.

Torna alla ribalta, dopo aver rischiato di morire (ed aver subito una trasfusione del 100% del sangue corporeo) il leggendario Al Jourgensen che ha pensato bene, cagatosi sotto per il rischio corso, di realizzare il progetto del quale parla da 30 anni: un dannato disco country & western. Sì, sì, Al, quello dei Ministry, dei Revolting Cocks, eccetera. C'è di più: aveva cercato dei musicisti country, ma, non si capisce bene per quale motivo, ne ha presi di altri che col country non c'entrano una beata: Rick Nielsen dei Cheap Trick e Mike Scaccia dei Rigor Mortis alle chitarre, Tony Campos degli Static X al basso e... una dannata drum machine. In un disco country. Aaah, Al, Al, Al.
Ci sono le violiste, sono due tizie di Houston... almeno quelle suoneranno country? Nicht. Nothing. Nada. Suonano musica classica. Aaaah, Al, Al, Al.
Il risultato è di una cazzoneria fuori da ogni limite, con il buon Jourgensen (sì, cazzo, ho già detto quello dei Ministry, non c'è bisogno di chiedere) che urla come ai bei tempi di NWO, un buon suono in generale un po' scoglionato dalla drum machine e testi da tipico jubox nel bar dell'Alabama (alcool, fregna, droga, fregna, alcool)... aò, a me piace, che vi devo dire, fucilatemi.
Il disco si chiama Bikers Welcome! Ladies Drink Free (13th Planet Records, 2012 Voto: 6,3), ed il gruppo Buck Satan & The 666 Shooters, e si prepara a ricevere una pioggia di critiche. Meno peggio di quello che dirà chi lo critica, e decisamente non bello come diranno i fan di Jourgensen... insomma è una... roba. Prendetelo per quello che è: una cialtronata divertente.

giovedì 9 febbraio 2012

Air - Le Voyage Dans Le Lune (Astralwerks, 2012)

Dopo averci fatto un piacevole safari nel 1998 (Moon Safari, piccolo capolavoro) i due francesini Air ritornano sulla Luna, musicando la versione restaurata e colorata a mano del classico del 1902 di George Meliès che già era stato citato dagli Smashing Pumpkins nel video di Tonight, Tonight. "Riportiamo l'arte nella musica" e tutte queste minchiate, che altro non vogliono dire se non "dobbiamo escogitare qualcos'altro per fare un po' di dindini, non ho abbastanza champagne per riempire l'idromassaggio". 
Gli Air sfornano il più irrilevante degli album gradevoli: suoni vagamente prog per riempire di audio il video di Meliès. Come tutte le colonne sonore esplicitamente intese come colonne sonore, dà una sensazione di incompleto; del resto, DEVE essere incompleta, manca una parte visiva senza la quale non sarebbe stato concepita. Ma, se in The Virgin Suicides, altra colonna sonora di un omonimo film, c'era di che togliersi il cappello, qui c'è solo di che grattarsi la cappella (se mi perdonate la poetica immagine): ottima la scelta di Sonic Armada come promo dell'album, e la sussurrata voce femminile che recita domandandosi "Who Am I Now?" è estremamente interessante come melodia, ma tutto ciò che rimane dell'album è assolutamente evanescente. 
Perfettamente adeguato a sostenere la visionaria fiaba di Meliès, ma come album... le merde.
Un gingillo d'ispirazione prog, nient'affatto sgradevole... ma ampiamente dimenticabile.

Voto: 6.2


In regalo, con la rivista "Coglione Moderno", il supplemento "Men's Balls" e il vidio del viaggio nella luna.



Sempre che youtubbo non lo tiri giù.
Enjoy.

Van Halen - A Different Kind Of Truth (Interscope, 2012)

E' dal 1996 che il mondo attende una reunion di una delle più grandi rock band di sempre nella sua formazione (più o meno) originale. Ma il fantastico Eddie Van Halen (fantastico, finchè non ci devi lavorare) e il meraviglioso "Diamond Dave" Lee Roth (meraviglioso, finchè non ci sei assieme ad una conferenza stampa) litigano in maniera pressochè ininterrotta dal 1984, quindi non se n'è mai fatto nulla, anche perchè Eddie ha avuto, tra rehab e cancro, grossissimi problemi di salute. Ormai Eddie non beve più e si mantiene in gran forma, per la nostra grande gioia. In più o meno gran forma è anche Diamond Dave, anche se, per forza di cose, l'età in un frontman si fa sentire in maniera meno lusinghiera, tirando allo stremo le corde vocali e aggiungendo rughe al viso di chi ti ha sempre dato la faccia, più che le dita.

A completare la formazione non c'è Michael Anthony al basso, ma il piccolo Wolfgang Van Halen (ti accorgi di essere un fottuto decrepito quando incominci a chiamare un tizio di 20 anni "piccolo"), che già aveva ben figurato nei tour di reunion iniziati, se la memoria non mi faglia, nel 2007.

Procrastino nell'iniziare a parlare dell'album, perchè dei Van Halen sono un fan della prima ora, ('nsomma), ho iniziato a seguirli per ragioni stupidissime, ma un botto di tempo fa.
Il meraviglioso "New Communication Tasks", libro di inglese per le scuole medie, li citava ad ogni pagina, ed ad uno stronzetto curioso non puoi ripetere un nome così tante volte senza che perlomeno ci provi a scoprire di che diavolo si parli. E così scoprii questo caciarone clownesco che saltava a cosce larghe manco fosse un misto di Van Damme e Lorella Cuccarini, e quest'altro tizio che suonava la chitarra meglio di quanto mai potessi sospettare che si potesse fare... pensavo "cazzo, ma è legale?"

Tralasciando la sezione "nostalgia", veniamo a sto benedetto album. Partiamo da un punto fermo: è meno peggio di quanto potessi immaginare; sentendo Gary Cherone (e persino gli episodi con l'altrimenti ottimo Sammy Hagar), il terrore che possano fare qualcosa del genere era molto, molto forte. Poi senti il singolo in anteprima (la mediocre e iperprocessata Tattoo) ed il terrore si trasforma in disperazione...

In realtà, tuttavia, buona parte dei pezzi sono pezzi scritti prima del debutto e presentati alla Warner nei famosi demo che garantirono loro un contratto, e non so quali e quanti pezzi siano invece stati scritti ex novo, ma di positivo c'è che non si sente la differenza tra vecchi e nuovi. D'altra parte, però, se questi cazzo di pezzi sono stati ignorati sinora mentre tutto il resto del demo era stato ri-registrato negli album con Dave in formazione, CI SARA' UN MALEDETTO MOTIVO.
Molto più pesante di quanto mi aspettassi, i redivivi Van Halen ci danno che ci danno che ci danno, con Eddie a far volare le dita sulla tastiera e Diamond Dave che sfoggia il suo solito campionario di meravigliose cialtronerie; questo non toglie che i pezzi siano un'unica massa informe di "meh", un gradevole antipasto per andarsi a risentire il vecchio repertorio.

Non c'è niente che vorreste risentire dopo il primo ascolto, nonostante Eddie, nonostante Dave e, dei quattro pezzi che sono nettamente sopra la media ci sono As Is e Outta Space che in ogni caso possono competere con chi c'è adesso ma non con i Van Halen, e Big River e Stay Frosty che sono due mezze scopiazzature meno riuscite rispettivamente di Runnin' With The Devil e Ice Cream Man...
Il suono riesce a ben mascherare l'età di Dave, ma sterilizza un infuocato Eddie Van Halen e sotterra il piccolo Wolfgang il cui basso si sente davvero poco; il buon Alex Van Halen pesta i tamburi senza soluzione di continuità, senza offrire particolari problematiche di discussione.

In sostanza, un album che i vecchi fan aspettavano con ansia (un po' come è oggetto d'attesa il nuovo Sabbath, che tarda a giungere dal lontano 1998, e pare tarderà ancora), e che il popolo del rock tutto, fan e meno fan, attendeva con curiosità. Probabilmente ci sarà chi lo apprezzerà e lo paragonerà ai migliori episodi dell'Olandese Volante e di David Diamante, ma non lasciatevi ingannare, il meglio sta altrove. Sufficiente.

Voto: 6.0

sabato 4 febbraio 2012

Leonard Cohen - Old Ideas (Columbia, 2012)

Leonard Cohen - Old Ideas [album cover]  Leonard Cohen - Old Ideas
 Voto: 7.7
 La recensione su... (clicca sull'immagine per aprirla)

   Il cibicida

giovedì 2 febbraio 2012

Lambchop - Mr. M (City Slang, 2012)

Comprai Nixon, album capolavoro dei Lambchop, subito dopo averne letto la recensione come miglior album dell'anno 2000 su Uncut, quando ancora la Ricordi vendeva riviste musicali straniere e ne facevo incetta, dato che quelle italiane spesso e volentieri non si possono leggere. Al primo ascolto, come tutte le opere di Kurt Wagner, lo trovai gradevole ma non eclatante... ma ad ogni ascolto successivo l'amore per questo signore di Nashville è cresciuto sempre più; perchè Wagner non è la biondona californiana che ti fa cadere immediatamente la mascella a terra e ti fa scendere un rivolo di bava all'angolo del labbro inferiore, Wagner è la ragazza del tuo paese, simpatica, colta, intelligente e di bell'aspetto, che possibilmente ogni tanto ti fa girare le balle. Stravolto il processo compositivo usuale della band di Nashville, improntato su un approccio prettamente "live" della registrazione dei pezzi (con l'infinità di musicisti che ha reso il suono soul-country dei Lambchop quello che conosciamo), Wagner si fa influenzare dal meraviglioso Sinatra di September Song, o meglio dal grandioso arrangiatore Axel Stordahl, che accompagnò Frankie occhi blu nel suo lavoro con la Columbia Records negli anni '40, e adotta un metodo particolarmente antico di far musica, che coinvolge un arrangiatore: Mark Nevers, già membro della band ed ora produttore di successo, l'uomo che ha voluto questo disco - per Wagner l'avventura Lambchop era già conclusa, a quanto pare.
tivit
In tutti i casi, il risultato, dedicato all'amico Vic Chesnutt, morto (suicida?), è grandioso come sempre.
Si apre con "some casual cursing", dice il comunicato stampa della City Slang, che sarebbe 'na mala parola, e con gli archi di cui si parlava, che sembrano molto più Sam Cooke in A Change is Gonna Come che Sinatra (If Not I'll Just Die), ma del resto questo ha molto a che fare con Kurt Wagner, che non ha la potente presenza marlonbrandiana di Frankie Occhi Blu, ma sembra piuttosto un Bowie timido nel suo crooning delicato. Il consueto procedere che bilancia un jazz swingato con il soul ed echi del country della natia Nashville, prendendo i modi dall'altra attività che impegna Wagner, la pittura, non è una sorpresa. Sorprendente è invece la perfezione di questa ennesima prova della band di Nashville; sarà quasi sicuramente l'ultimo, a dire di Wagner.

Per quanto mi riguarda, l'avventura Lambchop è stata assolutamente perfetta; l'unica altra avventura caratterizzata da questo tipo di infallibilità è stata quella di un gruppo assolutamente OPPOSTO ai Lambchop, i devastanti Jesus Lizard, i quali rovinarono l'aura di infallibilità cercando d'essere qualcosa che non erano (una band da major) facendo due album non brutti, ma senz'altro sottotono.

Beh, in questo caso non ci sono stati passi falsi e si potrebbe chiudere la carriera con la parola "love", che conclude la stupenda Never My Love, incredibile pezzo per chitarra acustica e archi che è anche l'ultimo pezzo dell'album. Meglio di così?
Voto: 9.2