domenica 9 ottobre 2011

Amos Lee - Mission Bell (Blue Note, 2011)

Col fatto che l'ha scoperto Bob Dylan e che ha fatto una canzone obbiettivamente gradevole (Colors) finita praticamente in ogni telefilm dove un pene ed una vagina si incontrano in una situazione che comporta che dovrai aspettare la settimana successiva per sapere fino a che centimetro si incontreranno, a questo qua non ce lo caviamo più dalle balle. Spacciato per una sorta di Norah Jones al maschile, il ragazzo ha un problema molto semplice, e quest'album, prodotto da Joey Burns dei Calexico e brulicante di ospiti come Willie Nelson, Lucida Williams e Sam Beam, non lo risolve di certo.
Il problema, come dicevo, è semplice: la noia. Non succede un cazzo per 50 minuti. Nessuna canzone è brutta, la produzione è molto più che adeguata, la voce del ragazzo è di livello non sottovalutabile, i session man o quel cazzo che sono sono competenti, precisi e puliti... ma... non succede una mazza comunque. Non bastasse, le canzoni sono distinguibili le une dalle altre più o meno come i fratelli Dalton. Non so per voi, ma per me è un problema.
Voto: 5.4

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