mercoledì 26 ottobre 2011

Deer Tick - Divine Providence (Partisan, 2011)

Il signor Keith Richards, un adorabile rompicoglioni che immagino abbiate la fortuna di conoscere, afferma spesso, lamentandosi di qualche band che "ha il rock, ma gli manca il roll". Ora, spiegare questa affermazione (che condivido) a parole è di una difficoltà immonda. Come diavolo fai a far capire a qualcuno che cos'è il "roll"? È come spiegare come ti viene lo shank nel golf... estremamente difficile.

L'unico modo che mi viene in mente al momento è un consiglio: ascoltate questo cazzo di album. Il ragazzino con la voce scorticata che faceva (e fa!) cover dei Nirvana ne ha combinata una nuova... ed è un altro gioiellino quello che ci ha presentato. “We’re full grown men, but we act like kids!” urla John McCauley III, nella marcetta che apre l'album (The Bump), e probabilmente non c'è frase migliore per risolvere il mio dilemma iniziale. Tra Stones, Replacements e (!!!) Black Flag, con qualche spruzzata di country qua e là, l'unico difetto che posso trovare a quest'album è che talvolta sembra che sia stato registrato da una decina di band diverse, spaziando dalla ballatona a là Memory Motel (Now It's Your Turn) al punk rock (Let's All Go To The Bar, con tanto di coretti che sembrano presi da Tv Party dei Black Flag) fino al semi country di Clowing Around. 

Il referente principale mi sembrano molto più gli Stones di Exile che non i Nirvana di In Utero, ma non è importante, perchè quest'album è così fottutamente Deer Tick che le influenze contano fino ad un certo punto. Se ci fosse giustizia a questo mondo, questi tizi farebbero i soldoni e i Muse sarebbero ascoltati da quattro sfigati... ma c'est la vie.
Voto: 8.4

1 commento:

  1. Grandi i Deer Tick. Bella la recensione.

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