mercoledì 19 ottobre 2011

Varie 2011 - (The Chillwave Involution)

Me ne stavo per i cazzi miei, forzato a casa dalla ormai perpetua influenza e da un calcolo renale delle dimensioni della Libia, a bere Jack Daniels da un bicchierino adorabile con scritto I ♥ ROMA, a leggere riviste e a cercare nuovi album, quando, tra la mia caterva monumentale di mp3 freschi freschi di scaricamento, ho trovato sto cazzo di Neon Indian che già nel 2009 avevo visto osannato in ogni dove. E vabbuò, il Jack è qua che mi fluttua in testa, la serata peggio di così non può andare... chessaràmmai, ho sentito ogni genere di merda... sentiamo sto Neon Indian... sti Neon Indian... nsomma, Indian è singolare, no?
Neon Indian - Era Extraña

'Mmazza che cagata... ma che è sta roba? La necessità di controllare su Wiki è impellente, quasi un'urgenza, soprattutto per vedere critiche, osanna e robe simili.

Chily... che?

Fu così che mi imbattei nell'ultimo abisso della mente umana rapportato alla terminologia musicale. Chillwave. Nsomma, un non meglio definito ammasso di ciarpame tecnologico assemblato per suonare come se provenisse dagli anni '80, ma senza quel kitsch che caratterizzava l'infimo livello delle registrazioni e, più ancora, dei video. Senza il kitsch, ma senza nemmeno gente che suona qualche roba...

I Panda Bear ci fanno frignare
Il termine nasce dall'orribile, orribile blog Hipster Runoff, una di quelle cose che i ragazzi fighi di oggi leggono in America (o almeno, così credo), che raccolse in un post una sequela di band secondo lui simili, e gli diede questo stupendo nome, categorizzazione della quale si sentiva un impellente bisogno e che, difatti, è stata immediatamente adottata da tutto il fottuto mondo di quelli che parlano di musica, su carta ed online, a proposito ed a sproposito. Il fatto che il su citato blog sia stato votato da Time Magazine come uno dei blog dell'anno 2010 non fa altro che alimentare la mia misantropia, ma questo lasciamolo al mio psichiatra.

Vi basti sapere che uno dei presunti protagonisti della "scena", il leader dei Neon Indian, Alan Palomo ebbe non molto tempo fa ad affermare che [mentre prima un movimento prendeva le mosse da una città, con gente che si scambiava idee e proponeva musica] “adesso è solo un blogger o qualche giornalista che trova tre o quattro band in giro per la nazione e mette assieme un paio di punti in comune tra loro e lo chiama genere musicale”. Come dare torto ad Alan? Tanto più che il Jack Daniels imperversa mentre ascolto il suo penoso gruppariello.

I 42 minuti della mia vita che non recupererò mai di Era Extraña (Static Tongues/Mom + Pop, 2011, Voto: 4.3) registrato ad Helsinki per nessunissima cazzo di ragione, mi hanno indotto a pensare di uccidermi piuttosto che riascoltare ancora quella porcheria. E poi, porco cazzo, sei un fottuto messicano che vive in Texas, fai musica che registri probabilmente dietro a un fottuto laptop inserendo rumorini 8-bit che sembrano presi da Super Mario Bros in canzoncine di musica elettronica che quindi puoi registrare anche seduto sulla tazza del cesso di casa tua, MA CHE DIAVOLO VAI A REGISTRARE AD HELSINKI? Bah.

Twin Sister - In Heaven
Perlomeno in questa cagata qualche melodia la trovi, cosa che non si può dire del nuovo esaltante capolavoro dei Panda Bear, i 49 minuti della mia vita che non recupererò mai che rispondono al nome di Tomboy (Paw Tracks, 2011, Voto: 3.2) un'orgia sperimentale che fa sembrare le porcherie recenti dei Sonic Youth canzoncine di Madonna e che, molto probabilmente, non rientra nemmeno nei labili canoni di sta puttanata che hanno chiamato chillwave. La cosa divertente è che in questo scoglionamento impossibile di chitarre superprocessate, sintetizzatori e coretti, hai come contraltare le dichiarazioni  di questo tizio che ti dice che è stato ispirato dai Nirvana e dai White Stripes a fare un album carico di chitarre... ma mi sta pigghiannu po culu, vah? E' musica sperimentale, senz'altro. Ma se rutto per venti minuti in un lettore mp3 al ritmo di La Isla Bonita tamburellando con le dita su un sintetizzatore con una base di drum machine, starò pure sperimentando (e, per inciso, qualcosa di più interessante di questa roba qua) ma non per questo sto creando arte.

Com Truise - Galactic Melt
Memory Tapes - Player Piano
Un pochito meglio va con i Twin Sister ed i 35 minuti della mia vita che non recupererò mai di In Heaven (Domino, 2011, Voto: 5.9), indie pop gradevole seppur scipido, che mostra qualcosa di interessante in due pezzi, una Spain che sembra uscita dritta dritta da un film James Bond e una Gene Ciampi che sembra un misto tra una colonna sonora di un film italiano anni 70 (quelli così dannatamente alla moda di questi tempi, perchè, guarda caso, ci lavorava gente coi coglioni) e i Pizzicato Five e la loro frivola cazzoneria giappo. Non aspettatevi chissà che capolavori, ma già siamo sul lato dell'ascoltabile e non su quello della fogna di Calcutta della musica, come invece accade nuovamente con il mirabolante, extraordinaire, fantastique Com Truise che ci ha regalato i 43 minuti della mia vita che non recupererò mai di Galactic Melt (Ghostly International, 2011, Voto: 2.7), un tizio dietro al computer che programma roba che io dovrei ascoltare... e di fatto, puttana puttana, puttana la maestra, l'ho ascoltata questa roba... che vogliamo dire? Sono beat con sopra delle tastiere insulse che suonano anni 80. Chill fottuta wave, che iddio se li inculi tutti. Che diavolo c'è da ascoltare? Cosa c'è di interessante? Un beneamatissimo cazzo. E il signor Palomo ha poco da lamentarsi, chè grazie a sta cagata della chillwave esiste un motivo (non particolarmente valido) per parlare di sti tizi. E nel voto considerate che sono stato molto ma molto generoso per la presa per il culo a Tom Cruise (Com Truise, Tom Cruise, su, che non era difficile), perchè questa musica è l'equivalente digitalizzato della merda di topo.
Washed Out - Within and Without


Così capita che quando senti un po' di indie pop, che di solito eviteresti come la peste, come una diarrea di cane sul marciapiede, sei quasi quasi felice. E infatti accade proprio così quando mi imbatto nei 39 minuti della mia vita che non recupererò mai dei Memory Tapes con il loro Player Piano (Carpark, 2011, Voto: 6.4), una gradevole collezione di pop ormai classico dello scorso decennio, con le tastierine, un tizio intonato ma che non sa cantare, i rumorini, il beat in 4/4... insomma, un sollievo dopo tutti quei minuti di merda consecutivi. E c'è anche una canzone che vale qualcosa, Today Is Our Life, arricchita persino da, udite udite, uno stramaledettissimo assolo di chitarraaaaaa!! Yeeeeehh! Dammi il cinqueeeee! Alèèèè!! Ehr... ok, non è Frank Zappa, e probabilmente non lo riascolterò mai più volontariamente in vita mia... ma almeno non sono una sequela di fottuti bleeep bleeep bzzzz trrr bleeep bzzzz, ya know what I mean?

Il signor Washed Out (al secolo Ernest Greene) con il suo debutto di 40 minuti della mia vita che non recupererò mai Within and Without (Sub Pop, 2011, Voto: 5.7) non è offensivo come alcuni dei suoi compari, ma è facile non esserlo quando fai musica da ascensore, quando quasi quasi non si percepisce nemmeno il beat. E se anche la Sub Pop, la mia adorata Sub Pop, mi dà cantonate del genere... dove diavolo finiremo, eh? EH? Ok, questa chillwave di merda mi rende nervoso.

A risollevarmi un minimo il morale arriva ben presto Toro Y Moi con i 39 minuti della mia vita che non recupererò mai di Underneath The Pine (Carpark, 2011, Voto: 6.6), successore del chillwavissimo Causers of This dell'anno scorso, dove abbiamo l'onore di ascoltare strumenti musicali e non un cazzone dietro ad un fottuto Mac. Sarò un cagacazzo, sarò troppo affezionato alle dodici battute e alle Stratocaster, ma che Zeus mi fulmini se non sono contento. A quanto pare il computerino non era abbastanza per questo ragazzo, quindi il buon Chazwick Bundick - vero nome di Toro Y Moi - è andato in tour con una band vera, cosa che ha molto influenzato il nuovo album, sinceramente un discreto album di musica non particolarmente originale con interessanti elementi di soul e addirittura qualche influenza del Quincy Jones di Thriller (in particolar modo in Still Sound e New Beat) e addirittura un bel pezzo acustico (Before I'm Done - potete sentire un intero set acustico... ACUSTICO, avete letto bene, su Rolling Stone Magazine Online). Le atmosfere settantine somigliano un po' agli apprezzatissimi Air senza però averne la qualità, anche se, nonostante non brilli per eclettismo, qualcosa di buono si cava da questo tizio.

E come il web ha indebitamente osannato questi tizi, così come ha trasformato dei nerd nelle nuove rockstar, allo stesso modo la blogosfera sta incominciando a cantare il requiem della chillwave, perchè fa tanto figo stare con chi non è figo... e questi li hanno trasformati in fighi e alla moda, quindi adesso dobbiamo tutti odiarli perchè c'è bisogno di gente non figa che a sua volta diverrà figa e dovremo odiarla e via discorrendo. Come dimostra questo blog che leggo probabilmente solo io, il web ha degli enormi lati negativi, e conviene farsene una ragione, e sopportare che su metacritic queste cagate di cui vi ho appena parlato abbiano voti più alti magari di dischi di qualità... that's life... that's what all the people say...

E così, dopo 4 ore e 49 minuti circa della mia vita che non recupererò mai, senza considerare i secondi ascolti, la documentazione ed il tempo di scrivere, rileggere e correggere questa cagata, adesso finalmente so che dove leggo chillwave posso serenamente bypassare senza perdermi un cazzo di niente.

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