sabato 15 ottobre 2011

SuperHeavy - SuperHeavy (A&M, 2011)

Credo sia ormai assolutamente superfluo esaltare le doti di adattabilità alle mode di Sir Michael Philip Jagger di Dartford, UK. È anche superfluo dire quanto sia bravo a non imitare pedissequamente i suoni delle suddette mode, ma a fare un passettino avanti rispetto alla massa di capre, e come preferisca divertirsi al mero prodotto di mercato (capirai, caga banconote da 500$ quando si sveglia la mattina). In questo specifico caso, cercato dalla mente pensante del progetto, il buon Dave Stewart degli Eurythmics, qui quasi un direttore d'orchestra, ha gradito non poco divertirsi osservando le giovani chiappe di Joss Stone (chiamalo fesso, al Sir) e ascoltando i suoni "etnici" di Damien Marley - uno dei 634 figli di Robert Nesta in arte Bob - e del compositore Bollywoodiano A. R. Rahman. Questi due etnici signori riempiono il fottuto album di questo improbabile (quanto redditizio) progetto di inascoltabili suoni da video sul monitor del kebabbaro sotto casa e da discoteca-barra-troiaio, finendo per somigliare più a Don Omar che a Peter Tosh, contornando il tutto da uno pseudo-rap alla Sean Paul che mi fa venire voglia di tagliarmi un lobo dell'orecchio e mandarlo a Dave Stewart come gesto intimidatorio.

Le chiappe della Stone
La Stone, spesso spacciata come nuova Aretha o roba del genere, sembra una versione per i rockettari di Beyoncè, anche se invero ogni tanto ha i suoi momenti. Stewart non si sente nemmeno, non un fiato, non un peto, non un rutto; sappiate comunque che è responsabile con Jagger (e più di Jagger) di quanto di buono potete sentire in questa paraculata di dimensioni bibliche. Parlando di Jagger, come performer sembra un gigante tra i bambini nani, ridicolizzando involontariamente i suoi compari in ogni apparizione, tanto che quando tra una porcata di Marley e un vocalizzo inutile della Stone emerge la voce del più giovane vecchio del mondo ti viene da dire "COSI', CAZZO, ANDIAMO!!! E' COSI' CHE SI FAAAAA", incurante del fatto che la canzone in sè stessa è comunque una mediocre cagatina. Ed infatti Jagger non riesce a redimere il progetto, anche perchè tende spesso a strafare (One Day One Night, non male comunque) e perchè in ogni caso gli episodi di qualche valore (Miracle Worker e soprattutto la bella ballata di Jagger e Stewart, Never Gonna Change) vengono sommersi dalla mediocrità da discoteca degli altri.

Il progetto è curiosamente democratico, come dimostrano sia i credits dello stesso che i pezzi in sè stessi e, nonostante il pastrocchio eterogeneo dato dalla enorme diversità tra i componenti del supergruppo, in qualche modo ha una sua identità. Peccato sia un'identità di merda, ma hey, qualche pezzo buono lo si recupera, ed è già grasso che cola.
Voto: 5,5

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